Grå Fyr

Ho creato il brano a partire dal loop suonato da una sorta di basso, per poi scrivere la seconda voce, basata su una serie di accordi leggeri. Grå Fyr è il faro di Skagen, piccolo paese della Danimarca dove si incontrano due mari (Skagerrak e Kattegat) generando turbolenze e un magnifico spettacolo.

Il pezzo nasce come un duplum: la prima voce, distinta, suona al basso una melodia ben precisa, mentre la seconda cerca di riportare in musica il concetto scoperto dai musicologi qualche decina di anni fa: è come se difatti fosse quasi improvvisata, con poche note semplici.

Il brano inizia con entrambe le voci:

1. La prima, più evidente, è una sequenza di note al basso che cercano di riprodurre la visione periferica e costante del faro. L’idea è che continui a vociare, in modo quasi circolare, ovviamente per farsi vedere (sentire, in questo caso), per tutto il pezzo.

2. La seconda è il suono dell’acqua, è come se fosse l’insieme dei movimenti sinuosi e dei pensieri dell’acqua. Con questa traccia ho anche creato il primo suono di “vento” attraverso i suoi armonici.

Altre caratteristiche di questo pezzo sono sicuramente i rumori. Fin dall’inizio difatti si può sentire l’ambientazione. I rumori che ricordano il vento fino a 0m29s sono creati appunto a partire dalla traccia dell’acqua. Successivamente entra in gioco un vera e propria registrazione di vento, assieme alla quale viene proposto anche il suono delle onde dei due mari che si scontrano.

Da circa 1m16s Ho pensato di dare molta importanza all’uomo, che si avvicina al faro, impersonificato dal suono di una batteria molto attutita, utilizzando anche dei filtri che ne hanno modificato totalmente il suono, venendo a creare un suono quasi metallico. Il suono dell’uomo si avvicina sempre di più perché si sta avvicinando al faro (mi ricordo difatti quando lo vidi che c’era stato un po’ da camminare prima di poter visionare lo spettacolo, e ovviamente il faro era sempre più vicino, così ho voluto riportare questo ricordo). Il viaggio dura fino a 2m58s, quando tutto si blocca e si sente solo la natura: quello è il momento in cui l’uomo vede l’incontro tra i due mari.

Ovviamente il faro non si ferma, e cosi neanche le acque. Quindi di nuovo riprende imperterrito il suono del faro e quello delle acque. Quest’ultimo viene rivisitato cercando di fare sentire come le profondità: è come se fosse un omaggio agli abissi, che in quel caso non vengono considerati, surclassati dalla maestosità di un evento come quello dell’incontro tra due mari. E’ da considerare l’acqua come una corda, un suono, quello che si percepisce è un suono unico, quasi sempre viene considerato solamente quello, tuttavia come sappiamo è costituito da una serie di armonici: ecco, questa rivisitazione è come se prendesse solo quella parte.