Il Concertino da Camera di J. Ibert

Il Concertino da Camera di J. Ibert

Il Concertino da Camera di Jacques Ibert è uno dei più importanti lavori scritti per il sassofono. Esso è stato scritto in un anno molto importante per questo strumento musicale: il 1935, stesso anno della produzione di un altro importantissimo pezzo ossia il Concerto in Mib maggiore op.109 di A. Glazunov. Si può trovare un nesso tra i due poiché il Concerto di Glazunov è un movimento unico, diviso in parti diverse. Il Concertino di Ibert è in due movimenti, che tuttavia sono considerati spesso tre. Il nesso tra le due opere riguarda il Secondo movimento, che si divide in due senza creare di fatto un terzo tempo, come accade nell’opera del compositore russo. Il secondo tempo ed il terzo sono quindi legati insieme in uno solo: vi è un nesso. Jacques Ibert iniziò a scrivere il primo tempo per Sigurd Rascher, che venne eseguito il 2 Maggio 1935 a Parigi. L’opera risultò un successo, e venne allora conclusa entro dicembre. Ibert decise di lavorare di nuovo al pezzo e la distanza di tempo tra il primo movimento ed il secondo fecero pensare al compositore di scrivere un movimento unico, differenziato all’interno come il Concerto di Glazunov. L’11 Dicembre 1935 a Winterthur il Concertino viene suonato interamente, da Rascher sotto la direzione di Scherchen.

Pongo l’attenzione ora sullo stile del compositore: dalle prossime citazioni si può capire che il compositore era visto come un grande maestro, e tutt’oggi Ibert è considerato un grande compositore, con uno stile ben delineato.

“Fuggendo gli eccessi della scrittura e del pensiero, sa come sfuggire all’insipidità. Non rifiuta l’umorismo.” (P. WOLFF)

“La sua scrittura è sempre caratterizzata da chiarezza, eleganza e distinzione.” (FASQUELLE)

Queste due citazioni marcano un forte senso di chiarezza nella scrittura di Ibert. E’ importante sottolineare come i lavori del compositori siano spesso alimentati da una sorta di chiarezza elegante, sembra quasi che egli pensasse che non fosse necessario utilizzare un tipo di scrittura esuberante, troppo difficoltoso. Emerge invece la volontà di Ibert di produrre lavori semplici nella loro comunque spesso elevata difficoltà. Wolff parla di come il compositore riesca a sfuggire all’insipidità nonostante fugga agli eccessi della scrittura.

Da questa citazione di R. Bernard si può cogliere fin da subito la realtà di quello di cui parlavo in precedenza: lo stile gioioso, chiaro, forte viene raccontato qui da Bernard descrivendo come Ibert fosse anche molto pretenzioso nei confronti della musica, come se dovesse aiutarlo a esprimere i suoi sentimenti (chiese alla musica di essere un’arte sia psicologica che sensuale).

Musicista di gioia, chiarezza, buon umore; poeta della natura, della giovinezza, di tutto ciò che ha salute, forza, impulso dionisiaco, verve, sensibilità spontanea, più esuberante che approfondito. Jacques Ibert era fondamentalmente francese e chiese alla musica di essere un’arte sia psicologica che sensuale; ne allontana tutte le preoccupazioni ideologiche, così come non ama il pathos deliberato, vale a dire ciò che non è strettamente condizionato da un impulso irresistibile.

R. Bernard

Queste due citazioni marcano un forte senso di chiarezza nella scrittura di Ibert. E’ importante sottolineare come i lavori del compositori siano spesso alimentati da una sorta di chiarezza elegante, sembra quasi che egli pensasse che non fosse necessario utilizzare un tipo di scrittura esuberante, troppo difficoltoso. Emerge invece la volontà di Ibert di produrre lavori semplici nella loro comunque spesso elevata difficoltà. Wolff parla di come il compositore riesca a sfuggire all’insipidità nonostante fugga agli eccessi della scrittura.

“Fuggendo gli eccessi della scrittura e del pensiero, sa come sfuggire all’insipidità. Non rifiuta l’umorismo.”


“La sua scrittura è sempre caratterizzata da chiarezza, eleganza e distinzione.”

P. Wolff e J. Fasquelle

Il Gruppo dei Sei fu un circolo musicale sorto spontaneamente a Parigi attorno al 1920 del quale fecero parte i compositori francesi Darius Milhaud, Arthur Honegger, Francis Poulenc, Germaine Tailleferre, Georges Auric e Louis Durey. Nato in Francia nel primo dopoguerra, la sua musica oggettiva costituì una reazione alle tendenze dominanti dell’impressionismo di Claude Debussy e del wagnerismo, aggiungendovi uno spirito nazionalista che tendeva alla rifondazione della musica nazionale francese. Raccoglievano in sintesi l’eredità musicale di Erik Satie. Ibert si ricollega a questo gruppo e spesso viene affiancato ad esso. Nonostante ciò non decise di farne parte, come dicevo all’inizio difatti le sue idee politiche gli impedirono di iscriversi a movimenti estetici, mostrando una tendenza libertaria sia in musica sia nella vita di tutti i giorni.

Anche se un compagno di A. Honegger e D. Milhaud, non li ha sempre seguiti nella loro audacia più estrema; sebbene si esprima in un linguaggio speziato sulla superficie di un certo modernismo, conserva in profondità l’interesse per la tradizione. Scienza, eleganza, ingegnosità, sono le caratteristiche di questa notevole produzione, che fa appello a tutti i generi

C. Rostand

Di nuovo questa citazione sottolinea le grandi abilità del compositore parlando del suo affiancamento al gruppo dei sei e addirittura lodandolo come un degno erede del compositore Maurice Ravel. Loda la sua capacità di scrittura raffinata, sottile e ricercata.

Libera, distinta, sobria e raffinata, la musica di Jacques Ibert gode di tutte le qualità di un pensiero francese che è al tempo stesso equilibrato nella sua proporzione, sottile nella sua psicologia e ricercato nei suoi colori. Vicino a Honegger e Poulenc, spirito innamorato della chiarezza, è degno erede di Ravel.

G. Cantagrel

Qui si parla dell’accostamento a due stili importanti: il Neoclassicismo di Stravinskij e l’impressionismo di Debussy. Baker sottolinea che Ibert prende spunto solamente dalle tecniche più felici. Parla di una abbondante ricerca di armonie, difatti utilizzò molte varianti: dagli accordi riconducibili al jazz a qualcosina di atonale. Sottolinea inoltre la ricerca del colore come fecero i musicisti dell’Impressionismo, particolare attenzione si dà a Claude Debussy: in questo stile musicale, come i pittori impressionisti privilegiano la luce, i musicisti che condividono questa sensibilità portano la loro attenzione sul timbro, il “colore” degli strumenti. Il timbro diventa per questi compositori l’elemento più importante della composizione, attraverso il quale esprimere impressioni e suggestioni.

Nella sua musica Ibert combina gli stati d’animo e le tecniche più felici dell’Impressionismo e del Neoclassicismo; le sue armonie sono opulente; la sua strumentazione è coloristica; c’è un elemento di umorismo nelle opere più leggere.

T. Baker

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