“Reprise” nasce da Marzo a Giugno 2020, il periodo di lockdown in Italia. Questo momento storico mi è servito molto per capire e riprendere le mie composizioni, scritte dal 2014 ad oggi.

Il titolo dell’album nasce per il suo collegamento a tre tematiche: la prima è legata alla ripresa delle composizioni scritte da ormai sei anni, registrate in una chiave un po’ più moderna. La seconda è legata alla ripresa dopo il periodo di lockdown dovuto alla pandemia di COVID-19: un omaggio alle tante vittime, alla città di Bergamo e alle troppe persone distrutte da questo periodo in ambito lavorativo e umano. La terza tematica è quella musicale: la ripresa in musica è fondamentale e sta alla base di molte forme.

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Tracklist

Stelle

Ho deciso di scrivere questa composizione nell’estate del 2014. Avevo già iniziato a comporre da qualche mese, ma ancora non avevo raggiunto una certa stabilità.

Stelle nasce da un pensiero, come tutti gli altri brani dell’album “Reprise”. Il pensiero era legato ad un rapporto iniziato nel migliore dei modi, ma finito lontano, dissolto, quasi come una favola che è solo raccontata.

Il brano inizia con gli archi che presentano il tessuto armonico. Successivamente entra il pianoforte che espone il primo tema. Esso si trova nella parte alta della tastiera perchè vuole rappresentare la lontananza degli astri. Dopo una piccola divagazione sulla stessa armonia viene presentato il tema principale del brano suonato dal pianoforte. Questo secondo soggetto espone e cerca di cogliere le grandi somiglianze che io trovai tra gli sguardi umani e le stelle. Il significato di questa composizione in poche parole è, come nella seguente poesia di Ungaretti, il paragone tra le stelle e le favole, entrambe scintillamento nuovo che predica l’ipotesi di una vita. Le suddette favole sono viste da un Luca adolescente, in continua ricerca di stabilità e di storie vere, non di piccole divagazioni mondane che rischiano di non vedersi più, alla luce del giorno.

Tornano in alto ad ardere le favole. 
Cadranno colle foglie al primo vento.
Ma venga un altro soffio,
ritornerà scintillamento nuovo.

         G. Ungaretti

Incanto

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Clara Magrograssi, "Nel fiume", 2004, acrilico su tela, cm 60x50

Clara Magrograssi è nata a Toscolano Maderno dove ha operato per tutta la vita come pittrice ed insegnante. La mostra alla Galleria del Parlamento Europeo a Strasburgo dell’agosto 2005 rappresentò un traguardo prestigioso nel percorso della pittrice. Oltre alla sua lunga esperienza sul campo e le numerosissime mostre personali e collettive ospitati in spazi pubblici e privati, Clara Magrograssi affiancava la sua attività a quella di docente di Storia dell’Arte.

Incanto è un brano nato alla fine della terza superiore, anno in cui la mia professoressa di Storia dell’Arte era Clara Magrograssi. Quando seppi la causa della sua assenza da scuola ne rimasi subito turbato: si trattava di un cancro maligno. Dopo qualche periodo di lotta contro il tumore la professoressa ci lasciò. Cosa può provare un ragazzo di sedici anni di fronte a un dolore così nuovo: la perdita di un maestro, che da un giorno all’altro non può più assegnarti un brutto voto perchè non volevi studiare la sua materia, che non può più riprenderti perchè ti credeva al telefono o che non può più affascinarti con le sue spiegazioni. Lo sconforto era grande, il dolore ancora di più. Quando seppi la notizia scrissi in qualche minuto le note di questo brano, con la speranza di raggiungerla.

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Clara Magrograssi, "Nel fiume", 2004, acrilico su tela, cm 60x50

Notturno

Notturno nasce anch’essa nel periodo delle scuole superiori. Il tema principale che scrissi all’epoca è quello suonato dal pianoforte quando entra dopo i suoni sintetizzati. Questo brano prende un nome pesante: notturno, come la famosissima forma molto importante in periodo romantico. In generale il brano cerca di ricordare la notte, momento in cui scrissi il tema. Era un periodo buio, caratterizzato dalla solita routine che in quel periodo non mi rendeva felice. 

L’opera inizia con un canto mistico, spirituale e quasi inconsistente. L’idea è che esso provenga da un sogno. La base armonica è data da un suono grosso, anch’esso molto misterioso. Viene presentato il tema che accompagna l’ascoltatore fino a una sorta di improvvisazione che cerca di simulare quei momenti in cui dormiamo nei quali ci sentiamo come galleggiare tra spazi immensi e indefiniti. Quando entra il pianoforte è come se fosse la spiegazione del sogno scritta in un messaggio affrettato e forse poco realista di prima mattina. 

Andròs

É un giorno come tanti altri. Di ritorno da scuola nessuno mi viene a prendere alla stazione dei treni. Io, da buon giovane ribelle mi arrabbio moltissimo ma qualcosa non va. Ricevo una chiamata: “Hanno tirato sotto Andrea”. Io pietrificato non so cosa rispondere, aspetto che mio fratello maggiore mi venga a prendere e vado a casa. E’ lì, dopo aver appreso che mio fratello Andrea fosse in coma, che scrivo queste semplici note in mi minore.

Dopo l’esposizione del tema c’è una sezione che racconta la confusione provata in quel momento da me e mio fratello maggiore: lui aveva visto Andrea e sapeva meglio di me, ma nessuno dei due conosceva veramente il suo stato. Ricordo benissimo il momento in cui ricevemmo una chiamata dai nostri genitori e scoprimmo che Andrea era entrato in coma: erano all’incirca le 15. Scoprii quella sera che i medici pensavano non ci fossero speranze.

Questa è una composizione particolare: molti aspetti possono suscitare forti emozioni e tutte le note ed ogni singolo aspetto musicale sono stati scritti per descrivere qualcosa di questa storia. Non si può spiegare tutto a parole, ma molte cose hanno un senso preciso. Mi piace anche lasciar immaginare. É stato un momento difficile della mia vita che ho cercato di descrivere al meglio con la musica. Dopo una ripetizione del tema, nonostante il basso e il tessuto armonico restino legati all’ambiente minore e dunque al sentimento negativo, vengono presentati due temi felici, come fossero dei ricordi di Andrea, offuscati in mezzo a tutto quel male. Il ripetersi incessante e aritmico del mi grave rappresenta il battito del cuore.

I medici erano poco speranzosi: il tema che si sente dopo i due temi felici non è più quello nella testa di Andrea bensì l’unico che martellava tutti noi familiari: un tema funebre. Tema di paura, 

ma rimangono forti la speranza e la fede.

Passano i mesi ed io scrivo questo secondo tema, sconvolgendo un brano che non aveva conosciuto la verità: Andrea si svegliò dopo un breve periodo di coma e in poco tempo si riprese. Ad un certo punto come motivo di festa si sentono persino delle campane simulate dal pianoforte. 

Quando entrano gli archi hanno un ritmo strano e molto irregolare: ciò rappresenta il cuore di Andrea che cerca di rimettersi in riga.

Il brano termina quindi in modo maggiore, per indicare un lieto fine.

Massimo

Massimo è il brano scritto per il mio papà. Il primo tema è inizialmente quasi malinconico ed indica la lontananza che sentivo con lui. Il tema si trasforma quasi subito in qualcosa di molto bello, per arrivare poi a qualcosa di molto felice. Quello che ho voluto rappresentare è proprio il titolo: il massimo. Ho cercato già ai tempi di passare da un tema dolce e leggero a qualcosa di molto vivace. Nel 2015 lo suonavo quasi distruggendo le corde del povero pianoforte verticale dei miei nonni, mentre oggi dando al pezzo una chiave un po’ più moderna, l’ho voluto registrare anche con l’ausilio di qualche synth.

E’ il primo brano che ho dedicato a qualcuno e l’ho donato a lui perchè è la persona davvero più importante della mia vita. Senza di lui non avrei mai intrapreso la strada della musica e non avrei mai scoperto tante altre bellezze del mondo.

Il finale è deciso: termina sulla tonica, il primo grado della scala, per indicare una certezza.

Speedwell

Speedwell è una descrizione musicale. Nasce nel bel mezzo di un’amicizia fantastica con Veronica. Il brano è l’unico per pianoforte solo in tutto l’album. Ho voluto mantenere lo strumento solista senza alcun synth o suono in aggiunta per donare al pezzo rinato anch’esso dopo anni di pausa (ho composto Speedwell nel 2016) la stessa intenzione descrittiva che aveva al tempo. 

L’incipit è al basso, che cerca di dare una solidità su cui poi si appoggia il tema presentato subito. Il secondo tema è davvero come se le note fossero parole che unite cercano di rappresentare una persona, e così tutta la canzone. Sì, l’ho chiamata canzone, nonostante non abbia un cantante: nel 2016 ero assolutamente contrario all’utilizzo di questo termine per un brano di pianoforte solo, ma oggi, con una maturità in più vedo la composizione come un canto illustrativo.

Il motivo del titolo e dell’immagine a lato è semplice: il nome italiano Veronica che è lo stesso per il piccolo fiore in inglese è proprio Speedwell.

BPM

BPM: battiti per minuto è l’unità di misura del tempo in musica e della frequenza cardiaca. Questo titolo particolare unisce il cuore, ossia il rapporto di una coppia, alla musica: bisogna immaginare questo brano come un grande metronomo che scandisce ad ogni suo battito una nuova sezione della composizione. Non solo il titolo è particolare: tutto il brano è diviso in queste sezioni spesso molto diverse, che rappresentano le tappe del cammino di una coppia. Dedico questo brano a Francesca, che mi accompagna in questo cammino. 

L’introduzione viene presentata cercando di sottolineare, attraverso un’atmosfera misteriosa, la bellezza e le difficoltà dell’inizio di un cammino. Subito dopo, gli svaghi rappresentati da una semplice armonia tendente al jazz prendono il sopravvento. Io e Francesca ci siamo conosciuti il 1 giugno 2017 alla festa di una cara amica. Non l’avevo neanche notata finché ho iniziato a suonare il pianoforte, e lei, estasiata, è rimasta ad ascoltarmi fino a che ero così in imbarazzo da smettere di suonare. Ricordo ancora il suo “Oh santo cielo!” quando iniziai ad improvvisare. Per questo motivo ho voluto aggiungere una sezione totalmente improvvisata. E’ un ricordo di quel giorno.

Questa è la storia del nostro cammino, che è appena cominciato,  un cammino pieno di cose belle, davvero, sono tantissime. Tuttavia, la strada spesso ha delle buche e si inciampa: dopo l’improvvisazione c’è una nuova sezione che unisce un po’ questi due sentimenti: la gioia di un cammino perfetto e la tristezza di quando si scoprono le cose meno belle.

Le vacanze, i paesi dell’est, il mare, la montagna… Questa piccola tappa è lo spiraglio di luce che ricorda i momenti belli, mentre ne stai vivendo alcuni più faticosi.

Ripresa del primo tema: viene riproposto cambiando l’ultimo accordo da Sol minore a Sol maggiore. In termini meno pratici, è come se quell’incontro, quell’inizio di cammino, siano confermati: si ha la percezione che quella sia la strada giusta da prendere.

Questa consapevolezza è rappresentata dall’entrata degli archi, che rendono il suono più ricco. Dopo la consapevolezza ho voluto scrivere dell’incertezza: i problemi della vita senza i quali sarebbe un cammino dritto, troppo semplice, di cui forse ci si stancherebbe. Il tema presentato è quasi malinconico: il cammino potrebbe essere stato interrotto, come a noi è successo banalmente durante la pandemia di Covid-19, un periodo buio, in cui eravamo lontani ma sempre uniti. Questo tema rappresenta queste difficoltà.

L’ultimo tema presenta quello che siamo oggi, unito alla sezione precedente dai violini, che tengono l’ultima nota legata alla prima di questa sezione: ciò rappresenta che il passato aiuta a definire quello che siamo oggi. Successivamente lo stesso tema proposto in uno stile che ricorda una marcia allegra, quasi nuziale, accompagna il brano al suo finale, che rimane aperto, come fosse di nuovo un inizio.

 

Cratos

L’atmosfera è subito molto potente: Cratos è per i greci la mitica personificazione della forza. Questo brano è dedicato a Letizia, che ha passato tanti momenti difficili nella sua vita, superandoli sempre con moltissima forza. Il brano inizia con degli accordi molto potenti e il pianoforte espone subito il primo tema accompagnato dall’orchestra. Il tema viene suonato due volte per poi presentare il secondo, sempre accompagnato dall’orchestra. E’ tutto scritto per simulare la forza. Al centro del brano c’è una divagazione che rappresenta la difficoltà improvvisa di quei momenti, che arrivavano inaspettatamente. 

Dopo di che attraverso strumenti diversi c’è una sorta di climax che è come fosse la lotta nello sconfiggere le difficoltà. Dopo questo, per finire, il secondo tema viene ripresentato in una chiave un po’ più tranquilla e melodica: questo indica il meritato riposo (ma anche la stanchezza), dopo una dura battaglia.

Copyright © 2020 Luca De Filippis. All rights reserved.

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